Qualche giorno fa, un amico ha pubblicato questa foto, che propone un confronto tra il numero di parlamentari di Stati Uniti e Italia.
Il confronto non è del tutto corretto, perché gli Stati Uniti hanno un governo federale, l'Italia no. Però mi ha spinto a qualche approfondimento sul tema.
In particolare, ero curioso di sapere quale stato ha il parlamento più numeroso e quale stato quello meno numeroso; quanti parlamentari hanno i principali stati europei; come si classifica l'Italia nella hit parade dei parlamenti, sia in numero assoluto, sia in rapporto al numero di abitanti.
Allora, ecco i risultati, validi per 190 stati.
Il paese col parlamento più numeroso è la Cina, con 3.000 componenti, riuniti in un'unica camera. Andranno al palasport a riunirsi!
Il parlamento meno numeroso è quello della Micronesia: appena 14 parlamentari, riuniti in un'unica camera. A loro basta il Bar Sport!
E l'Italia? In questa classifica si piazza, udite udite, al terzo posto! Un bel podio per il nostro paese, con 951 parlamentari, dietro alla Cina e alla Gran Bretagna, con 1477 fra "Commons" e "Lords". Non l'avreste detto? Neanch'io, prima di consultare i dati.
La Francia ci segue da vicino: i suoi 925 parlamentari le garantiscono il quarto posto. La Germania è "solo" decima, con 667, e la Spagna sedicesima, con 614. Il paese UE con meno parlamentari è Cipro, che ne ha 80.
Ora proviamo a calcolare l'indice di rappresentatività, ossia quanti abitanti servono per esprimere un parlamentare (in senso generale, sia esso della camera "alta" o di quella "bassa" dei sistemi bicamerali, oppure della camera unica di quelli unicamerali). Se A = numero di abitanti e P = numero di parlamentari, l'indice si calcola con l'operazione A/P. Minore è l'indice, maggiore la rappresentatività e presumibilmente i costi della politica che ogni singolo abitante deve sopportare, e viceversa. Ad esempio, un indice pari a 10.000 significa un parlamentare ogni 10.000 abitanti; se pari a 1.000, significa un parlamentare ogni 1000 abitanti.
L'indice più basso (= maggiore costo della politica per abitante) è appannaggio della piccola repubblica di Nauru, i cui 9.322 abitanti, ammassati su un isoletta di 21,4 km2 nell'Oceano Pacifico, eleggono 18 parlamentari (uno ogni 518 abitanti).
Quello più alto è della Cina che, con 3000 parlamentari per 1.336.718.015 abitanti, ha un parlamentare ogni 445.572 persone.
L'Italia ha un parlamentare ogni 64.161 abitanti, la Francia uno ogni 70.381, la Germania uno ogni 122.147 (e la Merkel prende 108.000 EUR/anno di stipendio...), la Spagna uno ogni 75.160. Da notare che la Gran Bretagna (1477 parlamentari), con un parlamentare ogni 42.272 abitanti, non è la pecora nera della UE: infatti le nazioni nordiche fanno peggio. Finlandia e Svezia hanno un parlamentare ogni 26.000 abitanti circa, mentre l'Estonia raggiunge il valore minimo di un parlamentare ogni 12.703 abitanti. Per restare in Europa continentale, San Marino (31.817 abitanti e 60 parlamentari) ha un parlamentare ogni 530,28 abitanti, piazzandosi al secondo posto subito dietro la repubblica di Nauru.
Dopo tutti questi dati e questi confronti, quale conclusione si può trarre?
Bè, quella alla quale sono arrivato io non è quella che mi aspettavo. Ma proprio per niente.
Infatti mi aspettavo che i dati evidenziassero l'ipertrofia del parlamento italiano, come il confronto con gli USA lasciava supporre.
Invece, proprio seguendo la traccia iniziale, cioè il confronto tra USA e Italia, potremmo dire che se l'Italia facesse come paesi considerati virtuosi quali la Svezia e la Finlandia, dovrebbe avere ben 2.281 parlamentari, oltre il doppio di quelli attuali!
E allora, il problema non si annida solo nel numero, ma in altre situazioni. Qui non ho dati e tiro a indovinare.
L'eredità calvinista dei paesi nordici ha reso quei popoli più onesti e rispettosi della legalità. Ciò significa che le responsabilità di governo e di amministrazione sono affidate non in base alle parentele, ma alle capacità professionali e politiche. La nostra classe politica, ipertrofica e corrotta, vive immersa in una gigantesca bolla di enti partecipati, fondazioni, istituti cosiddetti culturali, alla cui guida sono nominati politici incapaci - sì, so cosa pensate, che sia un pleonasmo -, intendo incapaci persino di farsi eleggere, familiarmente noti come trombati. Questa enorme bolla protegge e legittima la classe politica, che a sua volta alimenta e nutre la bolla.
Ecco, probabilmente sta qui il nocciolo della malapolitica italiana: non è un problema di numero, ma banalmente di qualità. Non credo che la classe politica italiana rispecchi fedelmente la società civile: la alta percentuale di astensionismo introduce una certa distorsione nello specchio, e io voglio sperare che a causa di questo la classe politica rispecchi essenzialmente la parte peggiore della società.
A questo punto, però, se la parte migliore resta sommersa e non si misura con le questioni politiche, affiora anche la sua responsabilità nel non riuscire a riequilibrare il rapporto tra cittadini e politica. E voi, da che parte vi sentite?
[Fonti dei dati: Interparliamentary Union; NationMaster.com.]

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